Firenze, i contabici “svelano” la città che pedala: dati, criticità e scelte per la mobilità dolce

A Firenze la discussione sulle piste ciclabili esce finalmente dal terreno delle impressioni e entra in quello dei numeri. Tra dicembre 2025 e gennaio 2026 i nuovi dispositivi di conteggio installati lungo varie direttrici urbane hanno iniziato a restituire una fotografia più nitida dei flussi: biciclette (ma anche monopattini e, in alcuni casi, pedoni) che passano ogni giorno sulle corsie ciclabili cittadine (1).

I numeri che contano: la domanda di bici non è “stagionale”

I primi risultati hanno un messaggio semplice: la bici a Firenze non è solo un’abitudine estiva. Anche con temperature rigide, dicembre ha registrato passaggi elevati su più tratti monitorati: alcune direttrici superano stabilmente le migliaia di transiti al giorno, e in certi casi il volume di biciclette risulta sorprendentemente alto perfino rispetto ai pedoni.

In questo scenario, il ruolo dei contabici è duplice: da una parte misurano l’uso reale delle infrastrutture, dall’altra mettono fine a un equivoco ricorrente nel dibattito pubblico—quello per cui le ciclabili “si vedono poco” e quindi “servono a pochi”. I dati, invece, suggeriscono che la domanda esiste già e aspetta solo di essere accompagnata con scelte coerenti.

Dal dato alla qualità: continuità dei tracciati e sicurezza agli incroci

Proprio su questo punto si inserisce l’intervento di Stefano Corsi, coordinatore della Commissione Ambiente e Energia dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze, che ha commentato l’avvio della rete di sensori (indicata come composta da 28 dispositivi) sottolineando due aspetti: il valore della misurazione oggettiva e il fatto che, trattandosi di una rete ancora parziale, i dati potrebbero perfino essere sottostimati.

Ma il cuore dell’analisi non è celebrativo. Se i numeri certificano che molti cittadini cercano alternative all’auto, allora—osserva Corsi—diventa inevitabile affrontare le criticità note della ciclabilità urbana: tratti discontinui, “buchi” di rete che costringono a rientrare nel traffico, e soprattutto punti di conflitto come incroci e attraversamenti, dove la percezione di rischio scoraggia anche chi vorrebbe pedalare con regolarità.

Zone 30 e aree pedonali: la rete ciclabile ha bisogno di una città più lenta

La tesi di fondo è che la mobilità ciclabile non si regge solo sulla striscia colorata a terra: ha bisogno di una città che riduca la pressione dell’auto. Per questo Corsi richiama la necessità di investire su zone 30 e aree pedonali, cioè su soluzioni urbanistiche che liberino spazio e riducano la velocità, rendendo più naturale (e meno stressante) muoversi senza motore (2). A Bologna il bilancio di un anno di questa misura ha dato risultati incoraggianti: riduzione di morti (-43,59%) e incidenti (-12,54%) e ricaduta positiva sulla mobilità dolce (3).

Il punto è anche temporale: alcune scelte fatte durante il periodo Covid, ricorda Corsi, mostrano oggi—dopo circa cinque anni—effetti misurabili. È un promemoria utile per la politica: la ciclabilità non si valuta in settimane, ma su orizzonti lunghi, e richiede continuità tra progettazione, manutenzione e sicurezza stradale.

Dalla misurazione alla pianificazione: cosa cambia con i contabici

Il salto di qualità, ora, è trasformare il conteggio in pianificazione. I dati raccolti consentono di capire dove la rete è già forte, quali direttrici sono più attrattive. L’installazione dei contabici rientra nel Piano di azione per la mobilità ciclistica legato alle misure per la qualità dell’aria in Toscana e l’obiettivo di costruire una banca dati è utile a monitorare l’uso della bici e misurare l’impatto degli interventi. 

Se i contabici certificano che la bici “c’è”, la domanda successiva è: che città trova, intorno a sé, chi pedala? Perché la ciclabilità non è soltanto infrastruttura lineare (la pista), ma anche contesto: velocità delle auto, qualità degli attraversamenti, marciapiedi, intersezioni, spazi di sosta.

Infrastrutture leggere e servizi: perché la sosta sicura e la ricarica e‑bike diventano parte della rete

I contabici misurano il movimento, ma per far crescere davvero la mobilità dolce serve anche lavorare su ciò che accade prima e dopo lo spostamento: dove parcheggio la bici, quanto è sicuro lasciarla, posso ricaricare un’e‑bike senza complicazioni, esiste uno spazio di sosta confortevole e illuminato? In una città che punta a rendere la bici una scelta quotidiana, la qualità delle “micro-infrastrutture” (sosta, manutenzione rapida, ricarica, sicurezza) diventa determinante quanto la pista.

In questo scenario si inseriscono soluzioni pensate per essere installate rapidamente e portare servizi concreti nei punti di maggiore domanda: vicino a nodi intermodali, scuole, uffici pubblici, impianti sportivi, parchi e assi ciclabili dove i contabici segnalano flussi importanti.

SHELTER, la pensilina fotovoltaica che unisce ricarica e‑bike, sicurezza e qualità dello spazio pubblico 

Un esempio coerente con questa evoluzione è la pensilina fotovoltaica SHELTER, progettata per ricaricare fino a 8 biciclette elettriche utilizzando esclusivamente energia solare prodotta sul posto (quindi energia elettrica davvero 100% rinnovabile). Un aspetto decisivo, soprattutto quando si vogliono portare servizi lungo la rete ciclabile senza dipendere da lavori invasivi o da iter lunghi: SHELTER, infatti, non richiede allacciamenti alla rete elettrica e può essere posizionata senza scavi e senza contatori, con un risparmio potenziale di tempo e costi rispetto a installazioni tradizionali.

Non solo ricarica: una “bike area” completa per rendere la mobilità dolce più semplice e affidabile ogni giorno

In un’unica struttura, SHELTER integra anche una panchina, 4 portabici, ricarica smartphone USB e wireless, telecamera di videosorveglianza, attrezzi di riparazione bici di emergenza e una superficie stampata di 5 m² personalizzabile con grafica: elementi che rispondono a bisogni reali (sosta, sicurezza, piccoli imprevisti) e che migliorano la percezione di qualità dello spazio urbano, soprattutto nei punti in cui i flussi crescono e la domanda di servizi diventa stabile.

 

Per maggiori informazioni, pagina prodotto: Shelter pensilina fotovoltaica

Vuoi scoprire di più  su GaraGeeks e i prodotti per la sostenibilità ambientale? Contattaci.